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Note di cucina di Leonardo Da Vinci

on Lunedì, 25 Marzo 2013. Posted in libri, cucina

Note di cucina di Leonardo Da Vinci

Fin dalla tenera età ho rifiutato di mangiare carne e verrà il giorno in cui uomini come me guarderanno all'uccisione degli animali nello stesso modo in cui oggi si guarda all'uccisione degli uomini.

Leonardo  Da Vinci

Vi avevo preavvisato quando vi ho presentato il testo "A tavola con Omero" del fatto che mi ero procurata anche altri due libri di storia della cucina, uno di questi ve lo presento oggi, ovvero "Note di cucina di Leonardo Da Vinci" di Shelagh e Jonathan Routh. Infatti molti non sanno che Leonardo aveva una grande passione per la cucina, tanto da gestire con Botticelli una locanda a Firenze e da essere Gran Maestro di feste e banchetti alla corte degli Sforza. E di questo aspetto parla questo librino che si legge tranquillamente in poche ore. Divertente, curioso e sorprendente per molti versi, svela aspetti della vita e del pensiero di Leonardo che mi hanno decisamente meravigliato.

Il testo è composto di due parti: nella prima dopo l'introduzione c'è il "ritratto gastronomico" di Leonardo, che ci svela ad esempio che alcune delle sue famose macchine da guerra in realtà erano nate come macchine da usare in cucina per facilitare il lavoro. Tutta la sua vita viene ripercorsa alla luce della sua passione per la cucina e dell'incomprensione per il suo modo di intenderla: poche cose molto decorate nei piatti quasi un precursore della Novelle Cousine! Peccato che ai commensali affamati le foglie di basilico bellamente disposte a fiore sulle fette di pane non fossero partricolarmente gradite! 

La seconda parte invece è la traduzione del Codice Romanoff, un librino attribuito a Leonardo e ritrovato recentemente dove si trovano riportate alcune ricette dell'epoca che Leonardo ricopia da altri, mescolate a suoi pensieri sparsi. Non vi aspettate quindi ricette vegetariane, ma un elenco di preparazioni che al giorno d'oggi possono sembrare strane che rapprensentavano i piatti utilizzati alla corte degli Sforza e verso i quali Leonardo non nutre spesso particolare simpatia...

Tutto ciò che viene portato a tavola del mio Sire Ludovico mi turba. Ogni pietanza è di una confusione mostruosa. Tutto è troppo abbondante. In questo modo mangiavano i barbari. Tuttavia come posso convincerlo quando lui disprezza i miei piatti a base di nobili broccoletti e non trova spazio per le mie prugne accompagnate da una bella carota? Perchè c'è più beltà in un solo broccoletto, più dignità in una singola carotina che nelle sue dodici pentole dorate, impilate, stracolme di carne e ossa; c'è più austerità in una prugna secca, più sostanza in due fagiolini verdi. Cosa devo fare per convincerlo di questo? La semplicità è tutto quello che il mio Sire deve riscoprire. E non solo lui ma tutto il paese.

Ma il suo genio è incompreso non solo nelle preparazioni, ma anche nelle sue "invenzioni". Per esempio quello che lui chiama "spago mangiabile" ovvero una sorta di precursore degli spaghetti, per i quali inventa anche la forchetta a tre rebbi che prima non esisteva. O ancora l'idea dell'hamburger...

...E se mettessi la carne fra due fette di pane? Ma come posso chiamare questo piatto?

O l'uso del tovagliolo che lui giudica una grande invenzione visto l'uso che si faceva della tovaglia. Per non parlare delle gigantesche macchine mosse da animali che dovevano servire a frullare o tritare... 

Un librino che vi consiglio perchè leggero e divertente, per conoscere alcune curiosità sulla cucina quattro-cinquecentesca e per meravigliarvi ddi fronte alla lungimiranza di certi pensieri.

PS: non sono riuscita a trovare alcuna ricetta replicabile... :-)

Questo post partecipa al giovedì del libro di cucina di Annalisa di Passato tra le mani

giovedi-del-libro-di-cucina

 

Commenti (9)

  • Graziana (La stanzetta inglese)

    Graziana (La stanzetta inglese)

    28 Marzo 2013 at 09:39 |
    Oddio, che bello! Io adoro andare a curiosare tra le carte del passato dei personaggi, e proprio in questi giorni stavo leggendo un libricino dedicato a Leonardo da Vinci. Immagino che ai suoi tempi fosse più facile assistere all'uccisione di animali, mentre oggi questa è un'operazione ben nascosta ....Un caro saluto

    Rispondi

    • Daria

      Daria

      28 Marzo 2013 at 09:45 |
      Eh, si... ma la cosa che mi ha sorpreso di più è anche il tipo di animali che all'epoca erano considerati "normale cibo" fra i quali si trovano anche fenicotteri, pavoni, rane, girini e quant'altro...

      Rispondi

      • Graziana (La stanzetta inglese)

        Graziana (La stanzetta inglese)

        28 Marzo 2013 at 15:23 |
        Daria, sto per disgustarti...una mia zia mi ha raccontato qualche giorno fa di che bel ricordo avesse del sapore del riccio bollito, polposo e senza ossa. Per riccio non intendo quello di mare, ma proprio quello di terra, che tanto somiglia ad un topo. Vado avanti :)? Mi fermo, Ma era giusto per dirti che pure ai nostri tempi (o sino a venti anni fa) se ne mangiano di cose strane :)

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  • Anna & Ipa&Silo

    Anna & Ipa&Silo

    28 Marzo 2013 at 14:15 |
    Promette di essere interessantissimo! Grazie Daria!

    Rispondi

    • Daria

      Daria

      28 Marzo 2013 at 14:51 |
      Interessante e divertente!

      Rispondi

  • Monica

    Monica

    13 Aprile 2013 at 22:32 |
    Noooo! E' stato Leonardo e non l'inglese John Montagu 4° conte di Sandwich a inventare il sandwich?? Dovrò rivedere le mie teorie sulla bravura degli inglesi come foodies! ;)
    Sai che questa meraviglia di libro me l'ero persa?? Non ne avevo mai sentito parlare... Che bello!
    Monica

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    • Daria

      Daria

      13 Aprile 2013 at 23:04 |
      Io ci sono incappata in biblioteca per puro caso... il solo titolo mi ha rapito!

      Rispondi

  • Cì

    15 Aprile 2013 at 08:25 |
    Una volta sono stata ad una cena medioevale e ...volendo impegnarsi tanto!!! qualche spunto (veganizzabile) lo si trova ;)

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    • Daria

      Daria

      15 Aprile 2013 at 09:44 |
      :-D In effetti qualcosina si trova per esempio nel libro Leonardo parla spesso della "polenta" che in realtà non è quella di mais che mangiamo noi, visto che il mais ancora non era arrivato da oltre oceano, ma una sorta di porridge fatto con l'avena a cui venivano aggiunte le più svariate cose.

      Rispondi

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