in cucina

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con i piccoli

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a piedi o in spalla

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orto e giardino

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Articoli taggati con: cucina

Crumble e torta alle prugne

on Mercoledì, 09 Ottobre 2013. Posted in cucina

Crumble e torta alle prugne

Prima che passi la stagione delle prugne mi sbrigo a pubblicare queste due ricette per due dolci diversi, ma entrambi gustosissimi. Il primo è un crumble a base di frutta, nel senso che non solo c'è la frutta sotto, ma anche la frolla è fatta utilizzando per buona parte frutta e le poche farine sono anche senza glutine. Il secondo invece è un dolce lievitato che nasce dalla ricetta pubblicata dalla Capra mi sembra un paio di settimane fa e che ho modificato usando la pasta madre (poi avevo quasi finito le prugne e quindi ho dovuto inserire una mela... poco male!). Ottimo, come tutte le sue ricette: quindi la ringrazio tantissimo! A voi le ricette e buoni impasti!

Crumble alla frutta mista

ingredienti:

  • 1 banana molto matura
  • 6-7 prugne nere
  • 2 grappoli di uva fragola nera
  • 1/2 limone bio
  • 3 cucchiai di farina di riso basmati integrale appena macinata
  • 2 cucchiai di farina di miglio appena macinata
  • 2 cucchiai di malto di riso

preparazione:

La sera sgranare i grappoli d'uva e tagliare a pezzetti le prugne togliendo il nocciolo. Disporli in una terrina, cospargerli col succo di limone e col malto, mescolare bene e far macerare tutta le notte coperto.

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La mattina disporre la frutta in una pirofila di vetro tenendo da parte il succo rilasciato dalla frutta. Sbucciare la banana e schiacciarla con la forchetta, mescolarla al succo della frutta. Aggiungere le farine e mescolare.

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Otterrete una pastella che andrete a disporre sopra la frutta: non preoccupatevi se è irregolare e compatta, poi va rotta al momento di servire. Infornare in forno preriscaldato a 180° per 20 minuti.

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Servire in coppette singole rompendo col cucchiaio la frolla. Deliziosa nella sua semplicità!

Torta alle prugne della Capra

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ingredienti:

  • 60 gr di pasta madre
  • 200 gr di farina integrale di grano tenero appena macinata
  • 100 ml di latte vegetale (io ho usato riso)
  • 1 cucchiaio abbondante di melassa di barbabietola
  • 1 cucchiaio di amido di mais bio
  • 30 gr di olio evo
  • 1/2 kg di prugne
  • 1 mela
  • zucchero di canna
  • 1 pizzico di sale fino integrale

DSCF3811Preparazione:

Sciogliere la pasta madre nel latte vegetale, aggiungere la melassa, l'amido di mais e la farina. Aggiungere il sale e per ultimo l'olio evo. Impastare bene fino ad avere una bella palla liscia e mettere a lievitare per 3 ore. Fare un giro di pieghe, lasciar riposare per 15 minuti. Nel frattempo oliare una teglia con cerniera apribile e tagliare a fette le prugne e la mela. Mettere l'impasto nella teglia e schiacciarlo leggermente. Disporre le prugne e la mela e lasicare lievitare altre 3 ore. Accendere il forno a 180° e cuocere per 40 minuti. Appena uscita dal forno cospargere con lo zucchero di canna. Veramente ottima e gustosa!

E voi quale delle due preferite?

Pane dei ricordi integrale

on Martedì, 08 Ottobre 2013. Posted in cucina

Pane dei ricordi integrale

Decisamente troppo tempo che non pubblico un pane... non fosse per i laboratori potreste pensare che abbia messo la Gilda a riposo! Invece no e per rimediare vi lascio la ricetta di un pane tanto facile nella realizzazione quanto ottimo nel risultato. Si tratta del pane che ho portato alla festa delle Associazioni di Piove di Sacco un paio di settimane fa e che avevo già testato un altro paio di volte. La ricetta non è mia, ma è dell'appassionato Raffaele Pignataro, giunta a mia conoscenza tramite il suo blog "Il crudo e il cotto" e il gruppo FB "La pasta madre". La mia personalizzazione sta nell'uso di farine quasi del tutto integrali. Direi che il risultato è ottimo! La ricetta è perfetta per chi è fuori casa per buona parte della giornata, infatti ha dei tempi di posa molto lunghi e quantità di pasta madre minime. Anche nella descrizione dei tempi troverete che ben si adattano a chi rientra solo a sera. Per la descrizione dettagliata e il perchè del nome vi rimando al blog di Rafaele, dove trovate anche il racconto del ricordo che l'ha portato a realizzare questo pane. Io mi limito a darvi la mia versione integrale. Ho anche dimezzato le dosi rispetto alla ricetta per avere un solo filone da 1,2 kg alla volta...

DSCF3624Ingredienti:

  • 300 gr farina tipo2 semintegrale di grano tenero
  • 490 gr di farina integrale di grano tenero macinata da me
  • 530 gr di acqua (ne ho messa un po' di più perchè l'integrale tende ad assorbirne di più)
  • 60 gr di pasta madre rinfrescata la sera prima10 gr di malto d'orzo 
  • 15 di sale fino integrale

Impastiamo!

Per prima cosa ricordarsi di rinfrescare la pasta madre la sera prima (la ricetta originale è con la liquida, anche con la solida va benissimo), la mattina mescolare le farine per bene e aggiungere 3/4 dell'acqua un po' alla volta. Infine aggiungere la restante acqua fino ad avere un impasto appiccicoso che andrà lavorato poco e lasciato riposare una mezzora (se guardate il video della ricetta originale vi rendete conto di come deve risultare l'impasto).

Mescolare la pasta madre col malto e aggiungerla all'impasto. Aggiungere anche il sale e impastare a mano per 7-8 minuti. Aspettare 5 minuti e fare un giro di pieghe. Mettere a riposare coperto per 10 ore, ovvero fino a sera.

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Rovesciare sulla spianatoria infarinata e ricavare un filone, metterlo a riposare con la chiusura rivolta in alto. Accendere il forno a 250° con un pentolino sul fondo. Quando il forno è in temperatura rovesciare il filone sulla teglia calda e infornare per 10 minuti a 250°. Togliere il pentolino e continuare la cottura per altri 15 minuti a 200° e successivi 35 minuti a 160°. Completare la cottura con gli ultimi 15 minuti col forno a fessura a 160°. A fine cottura farlo raffreddare in verticale posato alla parete. Tagliare da freddo.

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Primo-sale di kefir di soia

on Lunedì, 07 Ottobre 2013. Posted in cucina

Primo-sale di kefir di soia

Come sapete da un po' coltivo i granuli di kefir di soia ottenuti trasformando quelli di latte che mi erano stati regalati. Mi piace avere uno yogurt bello denso, oppure trasformarlo in " vegrino" ovvero formaggio spalmabile, e quindi mi ritrovo con buone quantità di siero. Come vedete leggendo le mie ricette solitamente lo uso nei dolci (al posto della parte liquida, aiuta la lievitazione e da morbidezza), oppure nel pane per dare sofficità. Stavolta ho preferito sperimentare un formaggio. Si tratta di un primo - sale, quindi un formaggetto fresco e morbido. La ricetta l'ho recuperata nel gruppo FB del kefir dove è stata provata da varie persone, con latte vaccino e siero di kefir di latte vaccino. Ecco la mia versione con latte di soia e siero di kefir di latte di soia... Vi anticipo che è facilissimo!

Primo sale di kefir di soia

ingredienti:

  • 900 ml di latte di soia (potete usare sia quello autoprodotto che quello acquistato a patto che sia solo soia e acqua)
  • 1 cucchiaino di sale fino integrale
  • 3 cucchiai di kefir di soia
  • 300 ml di siero di kefir di soia

Preparazione:

In una pentola in acciaio capiente, mettere a scaldare il latte di soia, dopo 5 minuti aggiungere il sale e il kefir e portare a bollore. Spegnere e aggiungere il siero. Mescolare, coprire per 4 minuti e poi riaprire e lasciare riposare per 10 minuti.

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Con una schiumarola togliere i fiocchi e metterli in un contenitore bucato (quelli da ricotta) rivestito con una garza pulita

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Passare con un colino la parte finale in modo da recuperare tutti i fiocchi quando non si riesce più con la schiumarola. Lasciare raffreddare posizionato su un piatto che raccolga il siero in eccesso. Recuperare il siero e tenerlo da parte per la ricotta. Quando il formaggio sarà freddo passarlo in frigo.

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Ricottina di kefir di soia

ingredienti:

  • il siero che vi è avanzato dalla preparazione del primo sale
  • 150 gr di latte di soia
  • 2 cucchiai di succo di limone

preparazione:

Riportare a bollore il siero in cui avrete versato il latte di soia. Quando bolle, spegnere e aggiungere il limone. Aspettare come per il primo sale e poi colare i fiocchi allo stesso modo. Quando è freddo passare in frigo.

Per entrambe il giorno dopo togliere dal contenitore e rovesciare in un piatto o contenitore pulito. Togliere la garza: ecco il risultato!

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E infine la prova assaggio! Ottima la consistenza, proprio da formaggio fresco e anche il gusto! Piaciuta molto anche ad Alice... noi l'abbiamo gustata semplicemente con un po' di origano sopra! 

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o spalmata sul pane. Grande soddisfazione, esperimento sicuramente da ripetere! 

Queste ricette partecipano alla raccolta di ricette del 100% vegetal monday proposto dalla Capra: chiunque può partecipare, proponete anche voi le vostre ricette veg ogni lunedì!

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Prima di salutarvi e in tema di formaggi veg vi segnalo il nuovo libro di Grazia  Erbaviola, che sto aspettando di avere fra le mani: "Formaggi veg - latte, yogurt e formaggi vegetali fatti in casa" di Grazia Cacciola ed. Sonda

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Le spezie in cucina ... e un invito

on Giovedì, 03 Ottobre 2013. Posted in libri, cucina

Le spezie in cucina ... e un invito

Ritorno a presentarvi un libro di cucina per il Giovedì del libro di Annalisa. Si tratta di un libro che ho trovato in biblioteca facente parte di una serie che conoscevo già avendo alcuni di questi libri in casa. Si tratta di "Le spezie in cucina" di Valeria Calamaro ed. Sonda in coedizione con CTM. La versione che ho trovato in biblioteca è la prima del 2007, mentre ora si trova la nuova versione del 2011, che comunque non penso abbia modifiche sosotanziali.

 

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Ho iniziato ad appassionarmi alle spezie e a usarle una decina di anni fa, in seguito ad un corso di cucina che avevamo organizzato fra i volontari della bottega del commercio equo in cui facevo volontariato. Scoprire nuovi gusti e sapere come dosarli e abbinarli al meglio all'inizio non è facile per il palato poco abituato al gusto speziato e questo libro può essere un aiuto in tal senso. La prima parte del libro è dedicata alla presentazione delle varie spezie, origini, proprietà, utilizzo. Segue un breve capitolo sulla storia delle spezie, un viaggio nel tempo e nei luoghi dove nascono le varie erbe. Successivamente un bel capitolo sul commercio equo come alternativa ai metodi tradizionali di produzione e importazione delle spezie e alcune brevi interviste ai produttori: è l'unica parte del libro in cui si trovano delle foto a colori, soprattutto dei produttori. La seconda metà del libro è dedicata alle ricette: dopo alcuni brevi consigli pratici sulle dosi, la conservazione e l'utilizzo delle spezie, le ricette seguono suddivise in capitoli:

  • antipasti e spuntini
  • primi piatti minestre e zuppe
  • secondi e piatti unici
  • insalate e contorni
  • salse e condimenti
  • dolci e dessert

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Eccezion fatta per i secondi e piatti unici dove ci sono sottocapitoli dedicati a piatti a base di carne e piatti a base di pesce (che ho saltato a piè pari), buona parte delle ricette è vegetariana o vegana (la cosa è indicata ricetta per ricetta). Nella nuova versione del 2011 leggo questa bella novità:

Le ricette a base di prodotti animali sono accompagnate dalla versione vegan. Per venire incontro anche alle esigenze di vegani e vegetariani, scoprire come utilizzare ingredienti inediti come il muscolo di grano, il seitan e i diversi formaggi e affettati veg, come sostituire uova, burro e latte nelle preparazioni dolci e salate, in un perfetto equilibrio con le spezie utilizzate.

Apprezzabile che ci sia un piccolo sottocapitolo dedicato anche ai piatti a base di tofu e seitan. Le ricette sono semplicemente descritte, non ci sono foto ad accompagnarle, dopo una breve presentazione, troviamo l'indicazione del tempo e del tipo di ricetta, seguono gli ingredienti e la spiegazione per punti. 

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Io lo consiglio pre un primo approccio alla cucina speziata e anche per le informazioni sulla provenienza e sul commercio delle spezie che fanno da introduzione al ricettario.

Fra le varie ricette ne ho provato alcune e voglio proporvi questo dolce che è vegano già nel ricettario e che ci è piaciuto molto. Le mie modifiche sono veramente minime, fra parentesi trovate la versione originale nel caso io abbia modificato qualcosa.

Pan di zenzero con salsa all'arancia

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ingredienti per la torta:

  • 250 gr farina integrale di grano tenero
  • 250 gr farina tipo2 (bianca)
  • (2 cucchiaini  dilievito per dolci) io non l'ho messo
  • 1 cucchiaino di sale fino integrale
  • 2 cucchiaini di bicarbonato (1 nell'originale)
  • 1 cucchiaino e mezzo di zenzero in polvere
  • 1/2 cucchiaio di cannella in polvere
  • 150 ml di sciroppo di riso (250 ml di sciroppo d'acero)
  • 125 ml di olio evo 
  • 125 ml di melassa di barbabietola
  • 250 ml di latte di soia
  • 1 cucchiaio di aceto di mele
  • 1 cucchiaio di vaniglia in polvere
  • 1 cucchiaio di succo di limone (non presente nell'originale)

Per la salsa:

  • 375 ml di succo d'arancia o spremuta
  • 2 pezzi di zenzero fresco con la buccia
  • 1 cucchiaino colmo di amido di mais
  • 2 cucchiai di zucchero di canna integrale
  • 1 cucchiaino di polvere magica di agrumi (buccia d'arancia essiccata)
  • (2 cucchiai di succo di zenzero fresco) non l'ho messo perchè l'avevo finito

Preparazione:

Per la torta: accendere il forno a 180°. Mettere tutti gli ingredienti secchi in una ciotola e mescolarli bene. In un altro recipiente versare tutti i liquidi e mescolare. Versare i liquidi sui solidi e mescolare (avrete un impasto morbido). Versare in una tortiera infarinata o con carta forno e cuocere per 40 minuti a 180°.

Per la salsa: fare bollire il succo di arancia con i pezzi di zenzero e lo zucchero. Sciogliere l'amido con un po' di acqua in un bicchiere. Quando bolle versare nel succo e fare bollire un paio di minuti. Aggiungere la scorza di arancia e far raffreddare.

Servire le fette accompagnate da un paio di cucchiaiate di salsa.

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Prima di salutarvi colgo l'occasione per invitarvi domenica pomeriggio, a partire dalle 15.00, a Selvazzano (in piazza) dove con l'associazione Al ritmo del tam tam - gas Calebassa, faremo un laboratorio per bambini sulla preparazione del pane con pasta madre e a seguire l'amica Elena preparerà un laboratorio sulle bombe di semi con l'argilla e per gli adulti ci sarà la possibilità di portarsi a casa la pasta madre (possibilmente venite con un vaso in vetro pulito) e anche di ricevere informazioni sul gruppo di acquisro solidale e sulla possibilità di avviarne uno. Vi aspettiamo!

Nocciole nelle torte

on Lunedì, 30 Settembre 2013. Posted in cucina

Nocciole nelle torte

salutiamoci300Prima che Settembre ci lasci e che con lui la raccolta di Salutiamoci con noci e nocciole ospitata da Les Madeleines di Proust vi lascio due ricette di dolci con le nocciole che ho fatto recentemente, che vanno ad aggiungersi alla ricetta salata della settimana scorsa. La prima tortina è un riciclo delle trebbie della birra: come sapete non mi piace buttare via nulla e vedere tutto quest'orzo (le trebbie) che avanza dopo avere preparato la birra, mi fa scattare subito la molla del come usarle. Si tratta in pratica del chicco spezzato e lasciato in ammollo per farne il mosto. La seconda torta è una ciambella con le prugne dolcificata con la sapa che avevo preparato un mesetto fa. Per entrambe le ricette ho usato le nocciole del nostro alberello-cespuglio. Eccovi quindi le due ricette! Ah, vi avviso che per un po' non vedrete i grammi per le farine in molte ricette perchè ho rotto la bilancia e quindi torno ai miei amati cucchiai! Comunque per chi è preciso un mio cucchiaio di farina sono 30 gr ( ve lo assicuro!).

Torta ai sapori di montagna

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ingredienti:

  • 3 cucchiai di trebbie d'orzo (scarto della produzione della birra)
  • 4 cucchiai di farina integrale di grano saraceno
  • 2 cucchiai di farina di riso integrale (tipo indica del commercio equo) macinato da me
  • 4 cucchiai di farina di farro monococco integrale bio sempre macinato da me
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 4 cucchiai di malto di riso
  • 1 etto di frutti di bosco misti (more, lamponi, mirtilli)
  • 1 etto di nocciole intere appene sgusciate
  • 1 pizzico di sale fino integrale
  • 200 ml di kefir d'acqua
  • 2 cuccchiai di olio evo
  • 1 cucchiaio di succo di limone bio

Preparazione:

Setacciare le farine, il bicarbonato, il sale, le trebbie, i frutti di bosco, e le nocciole. Aggiungere il kefir, l'olio, il malto. Mescolare bene. Accendere il forno a 180°. Oliare e infarinare una teglia apribile. Quando il forno è caldo, aggiungere all'impasto il succo di limone, mescolare bene e infornare per 30 minuti circa. Quando si sarà un po' raffreddata rovesciare sul piatto.

Risultato morbidissimo!

Ciambella nocciole e prugne

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ingredienti:

  • 5 prugne fresche
  • 5 prugne secche
  • 50 noccioline
  • 3 cucchiai di farina di farro semintegrale
  • 3 cucchiai di farina di riso integrale appena macinata da me
  • 3 cucchiai di farina di avena integrale appena macinata da me
  • 60 ml di sapa di uva nera autoprodotta
  • 90 ml di acqua
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 cucchiaio di succo di limone
  • 1 pizzico di sale fino integrale

Preparazione:

Miscelare le farine, il bicarbonato e il sale. Sgusciare le noccioline e frullarle. Mescolarle alle farine. Accendere il forno a 180°. Aggiungere l'acqua, la sapa. Tagliare a pezzetti le prugne secche e fresche. Aggiungerle al composto. Ungere uno stampo a ciambella e infarinarlo bene. Prima di infornare aggiungere il succo di limone, mescolare bene e disporre nella teglia. Infornare per 35-40 minuti. Deliziosa!

Qual è la vostra preferita?

Queste ricette partecipano alla raccolta di ricette del 100% vegetal monday proposto dalla Capra: chiunque può partecipare, proponete anche voi le vostre ricette veg ogni lunedì!

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Festa delle associazioni e i miei tortini all'amaranto

on Mercoledì, 25 Settembre 2013. Posted in all'aperto, cucina

Festa delle associazioni e i miei tortini all'amaranto

La settimana scorsa vi avevo anticipato e invitato alla festa delle associazioni di Piove di Sacco con l'associazione Al ritmo del tam tam - gas Calebassa, dove gestivamo i primi piatti del punto ristoro e presso il banchetto i laboratori di autoproduzione. Come ogni anno è stata una bella festa, molto partecipata, grazie a chi è passato a trovarmi al banchetto la mattina durante il laboratorio sul pane con la pasta madre,

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a chi mi ha tempestato di domande e a chi ha chiesto il suo pugno di pasta madre, ma soprattutto ai piccoli che hanno reso unica la festa!

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Nel pomeriggio ci sono stati altri due laboratori, il primo sul riciclo creativo di abiti e stoffe vecchie, dedicato ai bambini che si sono dedicati a cucire degli addobbi e gestito dall'amica Michela, di cui vi racconterò in una prossima occasione: Alice ha esaudito il suo desiderio di imparare a cucire con ago e filo e devo dire che per essere la prima volta se l'è cavata più che bene.

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Altrettanto impegnate e concentrate le altre bimbe...

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A seguire il laboratorio di autoproduzione dei detersivi gestito da Valeria.

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Nel mezzo il fantastico punto ristoro con i nostri piatti fatti dai soci e con i prodotti del gas (biologici e locali) e per buona parte vegetariani.

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amaranto ctmAbbiamo scelto di proporre quasi tutti piatti non usuali per la maggior parte delle persone, per far scoprire nuovi gusti e varietà di cereali. Neanche a dirlo è stato spazzolato tutto! Il mio contributo oltre al pane (che merita un post  parte) sono stati i tortini di amaranto. L'amaranto è un simil-cereale pressochè sconosciuto ai più, si presenta in chicchi piccolissimi, noi lo prendiamo del commercio equo attraverso il gas. Dico che è un simil creale perchè in realtà è una bella pianta con pennacchi rossi di cui si mangiano semi e foglie. In questo caso i semi che sembrano dei piccoli chicchi e che si cuociono come il miglio per assorbimento in acqua. Le proprietà dell'amaranto sono molto intressanti, infatti è molto ricco in ferro e logicamente non contiene glutine, quindi adatto a chi soffre di celiachia. Vi consiglio di leggere l'interessante approfondimento che trovate sul sito di ctm con la storia dell'amaranto e varie interessanti ricette.

Il gusto dell'amaranto tende ad essere terroso se non lo si lava bene prima dell'uso, quindi prima di procedere con la sua preparazione ricordatevi sempre di lavarlo sotto l'acqua corrente versandolo in colino a maglia stretta (altrimenti i piccoi chicchi scappano). Non è necessario invece l'ammollo. Di suo tende a "impaccarsi" e rimanere appiccicoso, quindi più che per preparazioni simil-risottate, lo preferisco per tortini o gnocchi. In queste vesti è gradito anche alle birbe! Alla festa ho portato come vi accennavo dei tortini mono porzione di cui vi lascio la ricetta facilissima!

Sformatini di amaranto

ingredienti (per 20 sformatini):

  • 1 kg di patate
  • 1 cavolo capuccio di medie dimensioni
  • 300 gr di amaranto in chicchi
  • olio evo qb
  • cannella
  • noce moscata
  • zenzero in polvere
  • sale qb
  • 600 gr di acqua

Preparazione:

Per prima cosa lessate le patate (con tutta la buccia), nel frattempo lavate per bene l'amaranto. Preparate una pentola con l'acqua (rapporto amaranto : acqua 1:2, ovvero 2 parti di acqua per una di amaranto). Versate l'amaranto nell'acqua e fate cuocere per una mezzora a fuoco lento e coperto e senza mescolare fino all'assorbimento totale dell'acqua. Se sobbolle inclinate il coperchio. A fine cottura lasciate riposare nella pentola. Lavate e affettate a listarelle sottili il cavolo capuccio, mettetelo in una padella capiente con poca acqua e fate cuocere coperto finchè non diventa morbido. Pelate le patate e schiacciatele con lo schiacciapatate in una ciotola molto capiente. Aggiungete cannella, noce moscata e zenzero in polvere e un filo di olio evo secondo il vostro gradimento, salate leggermente. Quando sarà cotto versate il capuccio sulle patate e mescolate bene. Aggiungete per il ultimo l'amaranto e mescolate bene.

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Disponete il composto a cucchiaiate nei pirottini (vanno benissimo quelli in silicone o anche quelli in alluminio). Riscaldate il forno a 170° e infornateli per 20 minuti. Lasciarli intiepidire e servirli rovesciandoli nel piatto.

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Alle birbe sono piaciuti e anche alla festa i bambini li hanno apprezzati molto!

E voi conoscevate l'amaranto? come lo usate?

Risotto integrale con nocciole e pomodorini secchi

on Martedì, 24 Settembre 2013. Posted in cucina

Risotto integrale con nocciole e pomodorini secchi

Caspita! Ci avviamo verso la fine del mese e ancora non pubblicato alcuna ricetta con gli ingredienti di questo mese per Salutiamoci! Urge rimediare al più presto e quindi eccomi qua! :-)

I golosi ingredienti di questo mese sono noci, nocciole e noci brasiliane e le ricette sono ospitate da Les Madeleines di Proust. Ormai le regole della raccolta le conoscete, vero? Ricette sane che seguano le indicazioni di questa tabella e che contengano l'ingrediente del mese: mangiare sano è non solo fattibile, ma anche goloso!

salutiamoci300Qualche informazione sulla frutta di questo mese la trovate nel blog di Salutiamoci, come sempre vi lascio le informazioni che mi hanno colpito di più:

La noce è il frutto oleoso più energetico d'Europa, il più ricco, da secco, di grassi e tra i meno ricchi di proteine, abbastanza dotato di vitamina A, B, C, PP e sali abbondanti (calcio, fosforo, ferro). Contiene anche magnesio, rame e zinco. 

...  è un tonico de sistema nervoso utile per le astenie o nel superlavoro intellettuale, nel diabete, nelle diarree, nelle anemie, nelle malattie della pelle e nella debolezza di stomaco. 

La nocciola è fra tutti i frutti uno dei più grassi ed energetici, eppure è il più digeribile e apparentemente leggero, tanto da dimostrarsi adatto all'alimentazione del bambino. Contiene vitamina A, B1, PP, C, calcio, fosforo, ferro, magnesio e altri sali.

In effetti le bimbe apprezzano molto le nocciole e se ne fanno delle scorpacciate... quest'anno abbiamo anche la fortuna di avere quelle del nostro albero, non molte, ma gustosissime! Altre le abbiamo recuperate nelle passeggiate in montagna: una piccola dritta, non raccoglietele dall'albero, aspettate che cadano, sarete sicuri che sono mature! Le noci invece sono per me diventate una consuetudine in gravidanza, quando le assumevo come integratori.

Ah, sempre meglio aprirle al momento e una volta aperte consumarle in tempi brevi perchè tendono ad irrancidire.

Bene, veniamo alla ricetta! Si tratta di un risotto facilissimo con riso integrale baldo bio (lo acquistiamo col gas), quindi con tempi di cottura piuttosto lunghi, ma si ottiene un risultato cremossissimo. Oltre alle nocciole, ho usato i pomodorini del nostro orto che avevo essiccato con l'essicatore due mesi fa: ottimi!

 

ingredienti (per 3-4 persone):

  • 1 cipolla rossa di tropea bio
  • 200 ml di riso integrale baldo bio (un bicchiere pieno)
  • 50 gr di nocciole (pesate sgusciate)
  • 15 pomodorini secchi
  • olio evo qb
  • 600 ml di brodo vegetale
  • sale qb

Preparazione:

Mettere i pomodorini secchi a bagno in acqua. Tritare la cipolla di Tropea e metterla in una pentola in acciaio dal fordo spesso con un po' di olio evo e un po' acqua. Far rosolare e appassire. Versare il riso e far tostare e insaporire per qualche minuto mescolando in modo che non si attacchi.

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Sfumare con un po' di brodo e mescolare. Aggiungere i pomodori secchi tagliati a pezzettini e il restante brodo, mescolare e coprire. Lasciar cuocere a fuoco lentissimo per il tempo indicato nella confezione (nel mio caso 40 minuti), eventualmente inclinando il coperchio se sobbolle. A fine cottura assaggiare ed eventualmente salare o aggiungere altro brodo se troppo secco e aggiungere le nocciole, che nel frattempo avrete tritato, per mantecare. Mescolare e lasciar riposare per cinque minuti coperto prima di servire.

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Con l'occasione lascio anche le mie altre ricette già pubblicate in passato con noci, nocciole e noci del Brasile che potrebbero entrare nella raccolta di questo mese.

con le nocciole:

Latte di miglio e nocciole

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La sbrisolona di miglio, che è il recupero dell'okara del latte di miglio e nocciole di cui sopra

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La fantastica crema nera con ricetta dell'amica Francesca

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con le noci:

pane rustico alla segale con noci

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con le noci dell'amazzonia:

bevanda alle noci dell'amazzonia

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Orzotto ai peperoni

on Lunedì, 16 Settembre 2013. Posted in montagna, cucina

Orzotto ai peperoni

Un paio di settimane fa, in una delle nostre fughe in montagna, siamo incappati quasi per caso in una bella festa che si teneva a S.Tomaso Agordino, sopra Cencenighe, in mezzo alle mie amate Dolomiti. Si trattava di una festa dedicata all'orzo, cereale che un tempo era tipico della zona e la cui produzione prutroppo è andata quasi scomparendo. Ora si sta riscoprendo e in particolare la varietà antica (a spiga alta oltre un metro) è divenuta un presidio Slow Food

Un tempo coltivato in tutte le vallate dolomitiche bellunesi, dall'Agordino, Zoldano, Ampezzano, Cadore, Comelico, alla Val Belluna, l'orz oggi resiste solo in piccoli campi oltre i 1700 metri di altitudine nell'area ladina dei Fodom e in alcuni campi delle campagne più fertili del fondovalle bellunese e feltrino.
La coltivazione tradizionale dagli anni Sessanta è stata fortemente trascurata e soppiantata, nel fondovalle, dal mais mentre, in altre aree montane più marginali, si è arrivati al completo abbandono. ... L'orzo bellunese si semina in primavera, tra aprile e maggio, e si raccoglie in piena estate, quando la pianta raggiunge oltre un metro di altezza (le varietà più comuni invece hanno uno stelo più corto, lungo circa 45 centimetri); è una varietà adatta al clima rigido della montagna, è quindi rustica e particolarmente indicata per la coltivazione biologica. La coltivazione è difficilmente meccanizzabile a causa delle pendenze e piccole dimensioni dei campi, la sua resa, infine, è di un terzo inferiore a quella delle varietà moderne coltivate in pianura.
L'orzo antico bellunese è infatti una varietà di tipo "distico": produce cioè spighe appiattite con due sole file di semi, per questo, a parità di spighe, produce meno semi. La qualità però è ottima; il seme è bianco, grande e pesante. 

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La festa prevedeva in mattinata una dimostrazione di raccolta di orzo e patate (altro prodotto tipico della zona) in abiti d'epoca, e poi presso lo stand la dimostrazione di tostatura del cereale e macinatura per la preparazione del caffè d'orzo.

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Logicamente non potevo non provare alcuni prodotti, fra cui l'orzo antico integrale in chicchi e questa pasta integrale all'orzo.

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La pasta buonissima l'abbiamo provata con i funghi, piaciuta a tutti... mentre con l'orzo ci ho fatto un orzotto di cui vi lascio la ricetta. La cremosità di questo risotto è ottenuta attraverso la mantecatura con tofu e anacardi.

ingredienti:

  • 200 ml di antico orzo integrale delle valli bellunesi
  • 1 spicchio d'aglio
  • 1 peperone giallo dell'orto
  • circa 600 ml di brodo vegetale
  • 2 foglie di salvia
  • 1/4 di panetto di tofu
  • 10 gr di anacardi al naturale
  • timo a piacere
  • sale fino integrale qb
  • olio evo qb

preparazione:

Lavare e ammollare l'orzo per 9 ore in acqua. Tritare l'aglio e farlo rosolare in una pentola in acciaio dal fondo spesso in poco olio evo allungato con acqua. Aggiungere la salvia, il peperone tagliato a pezzettini e dopo l'orzo ammollato. Far insaporire per un po' mescolando spesso. Aggiungere 600 ml di brodo vegetale, coprire e lasciar cuocere coperto a fuoco basso per 30 minuti.

Nel frattempo frullare gli anacardi, aggiungere il tofu a pezzetti e il timo, aggiustare di sale la crema ottenuta.

Controllare se l'orzo è cotto e ha assorbito tutta l'acqua. Aggiungere la crema di tofu e anacardi. Mescolare bene, spegnere e coprire. Lasciar riposare per qualche minuto prima di servire.

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 Questa ricetta partecipa al 100% vegetal monday proposto dalla Capra: chiunque può partecipare, proponete anche voi le vostre ricette veg ogni lunedì!

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Mopur al modo di Francesca

on Lunedì, 09 Settembre 2013. Posted in cucina

Mopur al modo di Francesca

Oggi ho il grande piacere di ospitare un'amica qui sul blog, si tratta di Francesca, capitatami sulla via per la comune passione per l'autoproduzione e per la cucina vegan. Lei ama condividere le sue sperimentazioni tramite FB e io ho notato subito questa preparazione che personalmente non avevo mai provato e che non poteva non saltarmi all'occhio per l'uso della pasta madre. Beh, che dire il risultato mi è sembrato ottimo, e mi sono ripromessa di provare a farlo al più presto magari con la farina di lenticchie macinata da me o sostituendola con quella di piselli (sempre macinata da me). Vi farò sapere anche delle mie sperimentazioni, intanto lascio la tastiera a lei che vi racconterà meglio il suo esperimento! (ah, le foto sono sue...)

Quando vado al mio negozio biologico di fiducia mi piace sperimentare prodotti nuovi così dopo aver provato l’affettato di Mopur mi sono chiesta se fosse mai possibile autoprodurlo visto che anche gli ingredienti principali (pasta madre, glutine di frumento, farina di legumi) non mi mancavano. Va da se che ogni tentativo è assolutamente dissimile dall’originale visto che Mopur e Muscolo di grano sono marchi registrati con ricetta segreta (come la Coca Cola per intenderci) ma tentar non nuoce.

Facendo una ricerca mi è venuta per le mani questa bella ricetta di Aldo Bongiovanni (che lui stesso ha pubblicato nel suo blog e che gentilmente ci concede in questa occasione) :

http://fysis.it/3819/auto-produzione/milanese-fermentata-di-lupino#more-3819

Lui ne fa delle bistecche, io ho deciso di trattarlo un po’ come il seitan e di cuocerlo nel brodo per poi usarlo in altri piatti.

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Ecco i miei ingredienti:

  • 40g di glutine di frumento

  • 160g di farina di lenticchie

  • 80g di lievito madre solido arzillo

  • 210ml di acqua tiepida

  • 5g di sale

  • Spezie (zenzero,pepe,coriandolo,noce moscata,curry)

 Devo dire che non è affatto semplice trovare in giro farina di lenticchie e quando mi è capitata a tiro l’ho presa proprio sperando di porci fare una cosa del genere.

Ho setacciato le farine, aggiunto le spezie, sciolto la mia pasta madre (appena rinfrescata) nell’acqua e poi impastato il tutto.

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L’impasto verrà abbastanza appiccicoso, ma comunque in grado di formare una palla

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A questo punto ho chiuso la ciotola con il cellophane e messo a riposo per 5 ore nel forno a luce spenta (in inverno decisamente accesa) in attesa del raddoppio.

L’impasto si presenta così

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Mettete sul fuoco una pentola capiente con parecchia acqua e fare un bel brodo di cottura (io ho optato per un pezzetto di zenzero fresco, alga kombu, shoyu , un cucchiaino scarso di miso ecc.) .

Con un canovaccio di cotone bianco lavato a mano senza sapone formate un salsicciotto senza stringere e, quando il brodo sobbolle, adagiatelo nella pentola.

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Cuocete a fuoco lento per 45 minuti e lasciatelo raffreddare in pentola.

Scartato si presenta così

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Se non lo usate subito potete mantenerlo nel brodo di cottura ormai freddo.

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Siccome volevo farne una sorta di fettine ho optato per i funghi porcini che avevo nel congelatore.

Ingredienti per le fettine di morpur ai funghi:

  •  300/400g. di funghi porcini surgelati
  •  8 fettine di mopur 1 spicchio d'aglio
  •  1 cucchiaino raso di maggiorana
  • Peperoncino, sale, salsa di soia (shoyu) , olio extra vergine di oliva

Scongelare i funghi, pulirli e tagliarli in pezzi piccoli. Soffriggere lo spicchio d'aglio schiacciato nell'olio insieme al peperoncino (come vostro palato suggerisce). Quando l'aglio è biondo toglierlo ed aggiungere i funghi coperchiando per far uscire tutta la loro acqua. Togliere il coperchio e cuocere a fuoco moderato fino a far assorbire tutta l'acqua ed abbrustolendo leggermente i funghi. Aggiungere il sale, la maggiorana, mezzo bicchiere di acqua calda e far andare a fuco lento fino all'evaporazione completa. Mettere da parte i funghi e nella stessa padella aggiungere un filo d'olio, portarlo a temperatura e cuocere le fettine di mopur bruscandole su ambo i lati. Innaffiare con la salsa di soia e continuare la cottura a fuoco lento girando le fettine una sola volta. Aggiungere infine i funghi con un pò d'acqua e rimestare per formare una salsina. Portare a temperatura e servire caldo.

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Ero solita consumare il seitan di rado e con parsimonia, visto che il glutine non è il massimo, ma credo che da oggi lo consumerò soltanto in questo modo

“Il Mopur è un alimento naturale a base di frumento, esattamente glutine, un pò come il seitan, però il particolare tipo di lavorazione crea un processo in cui le proteine vengono scomposte da complesse a singoli amminoacidi, riducendo la presenza del glutine a percentuali molto basse, garantendone dunque una facile digeribilità ed un alto apporto proteico e quindi energetico.”

E allora non ci resta che provarlo! Voi lo conoscevate?

E visto che è lunedì direi che questa proposta è perfetta per il 100% vegetal monday proposto dalla Capra: chiunque può partecipare, proponete anche voi le vostre ricette veg ogni lunedì!

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Fine estate fra gite e autoproduzioni

on Sabato, 07 Settembre 2013. Posted in all'aperto, cucina

Fine estate fra gite e autoproduzioni

Adoro questo periodo dell'anno... il colore caldo della luce che preannuncia i colori dell'autunno, ma le giornate ancora calde che regalano la possibilità di fare delle belle passeggiate nella natura o alla (ri)scoperta di qualche città dela zona. Anche i regali materiali della natura sono molti: quello che vedete qui sopra è il nostro cestino della frutta fatto di sola frutta regalata da amici o raccolta da alberi selvatici a parte la banana che vedete sullo sfondo logicamente! Le 3 mele sono del nostro alberello... raccolto triplicato rispetto allo scorso anno che avevamo avuto una sola mela! :-)

Qualche scatto dai nostri giretti...

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Insoliti scorci di Venezia grazie agli allestimenti della Biennale d'arte... non potevo non pubblicare queste "GocceD'aria" davanti alle quali le bimbe sono rimaste estasiate: avete mai notato come i bambini apprezzino l'arte di qualsiasi tipo? Io adoro portarle a mostre o allestimenti sia moderni o contemporanei che storici, vedo nei loro occhi una curiosità, attenzione ai dettagli e capacità di comprensione delle opere che vanno oltre le nostre...

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Cittadella, dove abbiamo percorso interamente le mura recentemente restaurate in modo da poter compiere il giro completo della città

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Parco litoraneo di Porto Caleri a Rosolina

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Lago di Revine e parco archelogico (con palafitte ricostruite)

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Passeggiate in montagna 

Abbiamo raccolto bacche di sambuco e more per la marmellata (trovate le ricette qui) e amboi (questa specie di goccedoro o susine non so come le chiamate da voi) con i quali ho fatto della confettura aromatizzata alla cannella. E di questa vi lascio la ricetta!

Confettura di amboi alla cannella

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ingredienti:

  • 1 kg di amboi ben maturi appena colti
  • 3 cucchiai colmi di zucchero di canna integrale bio tipo mascobado del commercio equo
  • 1 limone bio
  • 1 cucchiaino di cannella in polvere

Preparazione:

Lavare gli amboi, tagliarli e privarli del nocciolo, metterli in una pentola capiente. Spremere il succo del limone, versare lo zucchero e mescolare bene. Lasciar riposare nella pentola coperta per tutta la notte. La mattina lavare i vasetti, scaldare il forno a 120° e mettere i vasetti per 15-20 minuti. nel frattempo accendere il fuoco, aggiungere alla frutta la cannella e mescolare bene. Far bollire per qualche minuto finchè la frutta si sarà sfaldata. Versare la confettura bollente nei vasetti caldi con l'aiuto di un mestolo e di un guantone da forno. Chiudere i vasi e lasciarli testa in giù per un'oretta in modo da creare il vuoto. 

Questa ricetta partecipa alla raccolta di ricette con erbe spontanee di Annalisa, Passato tra le mani "Fitoalimurgia"

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PS: sulla mia rubrica GocceVerdi su La voce del Trentino trovate una riflessione sul cambiamento di menù e il suo impatto ambientale.

 

Sapa e sugoi

on Sabato, 31 Agosto 2013. Posted in orto, cucina

Sapa e sugoi

Vi avevo promesso di raccontarvi cosa ho fatto con la rimanente uva nera che ci siamo ritrovati nell'orto e come promesso eccomi qui a raccontarvelo: sapa e sugoi. Della prima vi avevo già raccontato qualcosa in termini di proprietà, si tratta di un ottimo dolcificante naturale, una sorta di sciroppo che si può utilizzare in sostituzione dello zucchero o anche i preparazioni salate. Non potevo lasciarmi sfuggire la possibilità di provare a farlo. Cercando sul web si trovano varie ricette più o meno dettagliate, si assomigliano un po' tutte, io ho seguito quella della Regina del sapone, che potete vedere qui e che vi trascrivo più sotto. Invece i sugoi o sugoli sono una specialità tipicamente locale, fatti con l'uva fragola o clinton che ha appunto un gusto del tutto particolare, si tratta di una sorta di crema o budino di mosto d'uva. Un tempo si prendeva parte del mosto che si usava per fare il vino, io non dovevo farci il vino (sia perchè non ne ho l'attrezzatura, sia perchè non avevo uva in tali quantitativi) e allora ho fatto in modo casalingo un po' di mosto. 

L'operazione iniziale è comune alle due ricette. Per prima cosa si lava per bene l'uva senza staccarne gli acidi dai grappoli. Poi si sgrana.

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Successivamente si schiacciano i chicchi con un pestello, con le mani o con quello con cui vi trovate meglio. Io l'ho prima schiacciata con le mani e successivamente passata grossolanamente col passaverdure, riunendo poi il tutto in una terrina.

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A questo punto le preparazioni si distinguono.

Sapa di uva nera

Ingredienti:

  • uva schiacciata come indicato sopra quantità a piacere

Preparazione:

Ho preso circa metà dell'uva schiaccata con il suo succo e l'ho filtrata usando un colino su cui avevo messo un canovaccio pulito (lavato senza detersivi e ammorbidente). Ho schiacciato per bene in modo da estrarre il succo e poi ho misurato la quantità di succo che avevo con una caraffa graduata in modo da capire la quantità di succo che avevo. A questo punto ho pesato la pentola che intendevo usare e ci ho versato il succo. Ho sommato il peso della pentola a quello del succo. Ho acceso il fuoco. Il succo non deve bollire, ma continua a cuocere lentamente, riducendo il suo volume. Quando lo vedete calato pesate per controllare di quanto si è ristretto, va bene quando arriva ad almeno un quarto del volume iniziale e avrete una sorta di sciroppo.

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A questo punto io preso delle bottigliette in vetro che avevo precedentemente passato in forno caldo e ci ho versato ilo sciroppo bollente. Ho tappato e capovolto per creare il vuoto. Ora la sapa è pronta!

Sugoi 

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Ingredienti:

  • uva schiacciata come spiegato sopra
  • farina di farro

Preparazione:

In questo caso ho lasciato l'uva schiacciata in una terrina aperta a fermentare per un giorno. Il giorno dopo ho filtrato il tutto come per il succo, in questo modo ho ottenuto il mosto. Ho messo il mosto in pentola aggiungendo per ogni litro 4 cucchiai di farina (io usato farro integrale). Ho mescolato bene per evitare che si formassero grumi. Ho assaggiato per valutare se servisse aggiungere zucchero o altro dolcificante e non mi è sembrato proprio il caso: era dolcissimo! Quindi ho lasciato cuocere fino ad ottenere una consistenza budinosa. Una parte l'abbiamo gustata tiepidina, un'altra l'ho invasata bollente in vasi sterilizzati in modo da ottenere il sottovuoto.

Ecco la prova assaggio!

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PS: vi segnalo anche il post di Ravanello Curioso con la sua versione, sempre sugar-free... e a mio avviso è così che deve essere... :-)

 

 

 

 

Non solo verdura: ecco la nostra uva selvatica!

on Giovedì, 29 Agosto 2013. Posted in orto, cucina

Non solo verdura: ecco la nostra uva selvatica!

Giorni intensi di autoproduzione questi! L'orto ci da fare e dopo i trapianti è arrivato il momento di raccogliere qualcosa di assolutamente regalato che non ci aspettavamo, ovvero l'uva selvatica! Da vecchie foto aeree della zona su cui ora c'è nostro orto abbiamo scoperto che prima che fossero costruite queste case c'era un unico vigneto e probabilmente parte di queste vigne sono rimaste sul bordo del fosso perimetrale, assieme a qualche palo che ricordo di avere visto prima che il consorzio di bonifica passasse a sistemare i canali 5 anni fa. Di questa vigna si era appassionato mio padre e l'aveva tirata parzialmente su dal fosso facendola correre lungo la nostra rete di confine. Finora però non aveva mai dato grossi frutti, pur essendo in primavera piena di fiori, tanto che quest'anno Marco ne aveva tagliato una parte... e invece stavolta ci ha sorpreso arrampicandosi per i salici e donandoci un sacco di grappoli che pendevano da questi rami. Bellissimi!

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Si tratta di un'uva da vino selvatica, che assomiglia molto all'uva fragola, quel tipo che qui chiamano "Clinto" o "Grinto"... le bimbe se la mangiavano per merenda direttamente dalla pianta!

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Ne abbiamo raccolto con grande fatica visto che era salita per gli alberi, all'incirca un secchio. 

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E cosa ci facciamo ora a parte mangiarla tal quale e farla assaggiare a parenti ed amici? Per prima cosa ho pensato ad una focaccia dolce o fugassa alla veneta e per ora vi lascio questa ricetta, nei prossimi giorni vi racconterò anche cosa abbiamo fatto con la maggior parte dell'uva. 

Per questa fugassa ho preso spunto dalla ricetta della Sciacciata con uva che aveva postatto qualche tempo fa Alessia nel gruppo della pasta madre, io l'ho leggermente reinterpretata in chiave ad alta idratazione e dolcificandola leggermente con un po' di sapa di uva nera (giusto per stare in tema). Della sapa vi avevo già parlato qualche tempo fa in un altro articolo e ho in programma di prepararmela anch'io quest'anno. Intanto eccovi la ricetta della fugassa!

Fugassa all'uva selvatica

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ingredienti:

  • 125 gr di pasta madre rinfrescata da 4 ore con farina di farro
  • 270 ml di acqua
  • 50 ml di sapa di uva nera (io ne avevo ancora un po' di quella donatami da Annalisa)
  • 1 cucchiaio di malto di riso
  • 1 pizzico di sale fino integrale
  • 400 gr di farina di farro monococco bio appena macinata
  • 3 grappoli di uva nera selvatica
  • 1 cucchaio di zucchero integrale di canna bio del commercio equo tipo Mascobado

preparazione:

La sera sciogliere la pasta madre nell'acqua, aggiungere il malto di riso, la sapa e metà della farina e mescolare. Aggiungere il sale e la restante farina mescolando bene fino ad avere un impasto omogeneo che rimarrà molto idratato. Avvolgere in un canovaccio pulito e riporre in frigo per la notte.

La mattina estrarre dal frigo, lasciare ambientare per un'oretta. Succesivamente versare l'impasto su una teglia rettangolare rivestita di carta forno. Lasciare lievitare per 3 ore. Accendere il forno a 200° statico. Finchè il forno si scalda, sgranare i grappoli di uva e cospargere la superficie della focaccia con gli acini.

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Distribuire sugli acini lo zucchero di canna.

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Quando raggiunge la temperatura infornare per 30 minuti a 200°. Togliere dalla teglia e far raffreddare per 10 minuti sulla griglia nel forno in raffreddamento.

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Gli acini si saranno disfatti parzialmente liberando il loro sughetto e impregnando in questo modo la fugassa del gusto del tutto particolare di quest'uva!

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Angelica dolce

on Martedì, 27 Agosto 2013. Posted in cucina

Angelica dolce

Oggi finalmente riesco a presentarvi un dolce con la pasta madre la cui ricetta giaceva nel cassetto da troppo tempo e che mi è venuto voglia di recuperare grazie ad un post sul gruppo FB della pasta madre in cui qualcuno chiedeva se era possibile fare l'angelica senza latte e uova. Io l'avevo già fatta un paio di volte l'anno scorso, poi presa da altri post non l'ho più pubblicata... adesso è arrivata l'occasione giusta. Per le foto scusate la poca nitidezza di molte, ma visto che io ero troppo impegnata con l'esecuzione della ricetta, la fotografa ufficiale è stata Alice (notate il punto di vista più basso)...

Come sempre la mia versione è vegana e anche senza zucchero, ho anche usato farine poco raffinate. La ricetta da cui sono partita la trovate sul sito dell'amica Tiziana QUI.

Ingredienti:

  • 200 gr di pasta madre rinfrescata da 4 ore
  • 400 gr di farina tipo 2 (oppure di farro bianca, o 300 gr di farro bianca e 100 gr di farro monococco appena macinato, io adoro quest'ultima variante)
  • 100 gr di malto di riso
  • 120 ml di latte di riso
  • water roux: 15 gr di farina di farro + 75 ml di acqua
  • 1 pizzico di sale
  • 70 gr di olio evo
  • 50 gr di acqua 
  • uvetta
  • arance candite

Preparazione:

Per prima cosa preparare il water roux mescolando in un pentolino i 75gr di acqua con i 15 gr di farina. Mettere sul fuoco e far addensare (si forma una sorta di gelatina). Lasciar raffreddare.

Sbattere l'olio evo con i 50 gr di acqua fino ad avere una cremina che metterete a riposare in frigo.

La sera impastare la farina con il latte di riso, il malto, il water roux sbattuto, il sale. Aggiungere l'olio sbattuto con l'acqua e per ultima la pasta madre. L'impasto si riecquilibra nel momento in cui aggiungete la pasta madre, rimane però sempre piuttosto morbido e appiccicoso. Impastate bene con un cucchiaio di legno fino ad avere un composto ben omogeneo e incordato. Mettete a riposare coperto da un canovaccio nel forno spento per tutta la notte. La mattina troverete l'impasto lievitatissimo, ben gonfio. 

Lavare il tavolo, asciugatelo e infarinatelo bene. Rovesciate l'impasto sul piano, vedrete che sarà più gestibile di come l'avete lasciato la sera precedente. Cospargete con un po' di farina e schiacciate l'impasto. Stendetelo col mattarello il più possibile fino ad avere un velo sottile, vedrete che l'impasto sarà morbido e ben lavorabile.

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A questo punto cospargete con olio a filo e distribuitelo con le dita.

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Cospargete di uvetta e arance candite o cioccolato a vostro gusto, arrotolate il tutto. 

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Con un coltello affilato tagliate l'impasto trasversalmente e intrecciatelo. Poi passate la treccia su una teglia coperta da carta forno formando una ghirlanda.

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Mettere a riposare per 2-3 ore, fino al raddoppio. Accendere il forno a 200° statico, spenellare con latte di riso e infornare per mezzora quando il forno sarà in temperatura.

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Aspettare che sia fredda prima di tagliarla.

 

Pasta della domenica ovvero pasta ai pomodori

on Lunedì, 26 Agosto 2013. Posted in orto, cucina

Pasta della domenica ovvero pasta ai pomodori

L'orto quest'anno continua a regalarci grandi soddisfazioni e grandi quantità di frutti da raccogliere e il bello è che molto è regalato nel vero senso del termine in quanto molte piante sono nate e cresciute da sole dove e come hanno deciso loro. In questo periodo abbiamo provveduto a creare un po' di spazio fra le piante in modo da poter trapiantare le piantine autunnali: cavoli capucci bianchi e rossi, broccoli (padovano, calabrese, fiolaro), cavolfiori, finocchi, rape rosse, radicchi (Treviso, Chioggia, Verona), cavolo rapa, cavolo cinese, bieta... insomma ci siamo sbizzariti con gli acquisti di piantine tramite il gas! Non è stato facile trovare spazio per tutte le piante... un po' l'abbiamo ricavato dove abbiamo tolto i fagiolini le cui piante erano ormai secche, un po' dove c'erano le cipolle, poi fra le piante di pomodori e vicino ai porri... ogni buchino è stato sfruttato, non volevamo togliere neanche una pianta ancora in produzione! Le bimbe come sempre si sono prese a cuore alcune piante e si sono arrangiate a seguirle, stavolta le rape rosse che Alice ha deciso di mettere vicino alle sue carote bianche, o meglio alle poche rimaste e che sto tenendo sperando che facciano il fiore in modo da raccoglierne i semi.

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Ecco Elena che arriva con le piantine da trapiantare... ai alti vedete potendersi la selva di pomodorini

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Alice all'opera per sistemare un angolino di terreno

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Una prepara il buchino e l'altre mette la pianta... organizzazione perfetta! Dopo la chiusura e l'annaffiatura abbiamo protetto le piantine pacciamando con un po' di erba secca.

Nel frattempo io raccoglievo

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In primo piano vedete una piccola anticipazione, ovvero l'uva selvatica che pende dai rami dei salici e che raccoglieremo a breve, questi erano due grappolini già maturi con i quali le birbe hanno pensato bene di far subito merenda... ma di lei parlerò più in là...

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infatti i veri protagonisti rimangono i pomodori e i peperoni. Di secondi vi ho già parlato la settimana scorsa, oggi invece vi lascio una ricetta semplice quanto golosa, una pasta condita per la festa, anche perchè ultimamente durante la settimana prediligo i cereali in chicco e riservo la pasta alla domenica. La ricetta l'avevo vista penso 5 o 6 anni fa in qualche blog che non ricordo... da allora è diventata un must dell'estate quando abbiamo esuberi di pomodori. Facendo una veloce ricerca in rete ne trovate varie versioni, la mia è molto speziata rispetto alle varie che ho letto in giro.

Pasta ai pomodori

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ingredienti (per 3 persone o 2 adulti e due birbe):

  • 250 gr di pasta integrale biologica di farro (nel nostro caso penne)
  • pomodori ramati non troppo grandi quanti ne avete (devono riempire bene una teglia da forno) appena raccolti dall'orto
  • un bel mazzetto di prezzemolo appena colto dal vaso
  • un rametto di rosmarino fresco dell'orto
  • un rametto o due di timo fresco dell'orto
  • un bel mazzetto di basilico fresco (anche lui dai vasi di casa)
  • maggiorana fresca a piacere
  • origano secco a piacere
  • mentuccia fresca a piacere
  • olio evo qb
  • pan grattato
  • sale fino integrale qb

Preparazione:

Lavare i pomodori, togliere il picciolo e tagliarli a metà per largo. Disporli uno vicino all'altro in una pirofila leggermente oliata.

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Disporre sul tagliere il prezzemolo, le foglie di basilico, le foglie di timo e di maggiorana, gli aghi del rosmarino e tritarli finemente in modo da avere un trito omogeneo. Disporre il tutto sui pomodori, aggiungere l'origano, il pan grattato e un po' di sale.

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Accendere il forno a 200° statico e quando sarà in temperatura infilare la teglia. Far cuocere per mezzora fintanto che i pomodori saranno ben cotti. Nel frattempo scaldare l'acqua per la pasta. Quando bolle salare a piacere, cuocere la pasta il tempo necessario e quando sarà cotta scolarla e versarla nella pirofila con i pomodori cotti. Mescolare e impiattare. Peccato che la foto non renda il gusto di questo piatto di pasta! Conoscevate questo modo di condire la pasta? 

Questa ricetta partecipa alla raccolta di ricette del 100% vegetal monday proposto dalla Capra: chiunque può partecipare, proponete anche voi le vostre ricette veg ogni lunedì!

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Conservare l'estate

on Giovedì, 22 Agosto 2013. Posted in libri, cucina

Conservare l'estate

Ritorno finalmente a proporvi un libro per il giovedì del libro di Annalisa, Passato tra le mani, e si tratta come intuirete dal titolo di un libro adattissimo per questo periodo in cui ogni momento libero è occupato proprio nell'autoproduzione per la conservazione di frutta e verdura estive. Chi mi segue lo sa che sono appassionata della conservazione e quest'anno complice l'essicatore ho sperimentato anche l'essicazione di molta frutta e verdura. E' un metodo che mi piace, perchè si ha un prodotto che non occupa molto spazio e che nutrizionalmente rimane ricco, inoltre il lavoro da fare è decisamente poco! Ma oltre all'essicazione sto facendo conserve di pomodoro di vari tipi, marmellate, liquorini (che io non bevo, ma uso per i regali natalizi e per occasioni varie), sott'aceti... Questo libro dall'estetica molto accattivante, edizioni Del Baldo, è utile a chi si avvicina al mondo della conservazione.

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 Il libro ha una bella parte introduttiva in cui spiega quale frutta e verdura scegliere e in quale stagione, gli strumenti necessari, i metodi per sterilizzare i barattoli e come riempirli, come fare la sterilizzazione e come conservare i barattoli. Poi spiega sinteticamente i vari tipi di conservazione: a temperatura ambiente, al freddo, in atmosfera protetta, sottovuoto, disidratando... Divide i metodi chimici naturali (sole, salamoia, zucchero, agrodolce, aceto, olio, alcol) da quelli artificiali con additivi chimici e accenna alla fermentazione. A quest'ultimo metodo sfortunatamente non è dedicato molto spazio, mi sarebbe piaciuto che ci fossero delle ricettine...

Successivamente ci sono le ricette, prima quelle con verdura (sott'olio, sott'aceto, sughi, creme...) fra le quali si alternano delle schede grafiche con le immagini dei vari ortaggi, poi la frutta con ricette per confetture, marmellate, chutney, gelatine, sciroppi, canditi. Seguono gli sciroppi alcolici, i liquori, le grappe.

Quindi fra una marmellata, la passata e le verdure secche eccomi a preparare il genepy secondo la ricetta che trovate sul libro... con l'achillea raccolta in montagna e la menta di casa.

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Vi lascio la ricetta

Genepì

Ingredienti:

  • 20 gr di achillea
  • 5 gr di menta
  • 5 gr di anice
  • 3 gr di assenzio (io non l'avevo e non l'ho messo)
  • 5 gr di isoppo
  • 4 gr di semi di garofano
  • 1 gr di noce moscata
  • 400 gr di zucchero (io ho usato quello integrale di canna tipo muscovado)
  • 300 ml di alcol a 95 gradi
  • 400 ml acqua

Preparazione:

Tutte le erbe vanno messe a macerare nell'alcol per 2 settimane, agitando ogni giorno.

Eccolo la bottiglia con le erbe a macerare nell'alcol

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Passate le due settimane si prepara uno sciroppo con lo zucchero sciolto nell'acqua (basta scaldarlo finchè si scioglie). Si lascia raffreddare. Si filtra l'alcol con le erbe e si versa sullo sciroppo, si mescola per bene, si lasciano amalgamare per un giorno e poi si imbottiglia. Il liquore va consumato dopo almeno 6 mesi dalla preparazione.

Voi cosa state producendo e conservando?

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